" Sciolta come neve al sole : Storia di una calcificazione che credeva di finire a picconate "

Questo articolo nasce dalla voglia di sfatare una credenza che ho riscontrato in molti pazienti durante gli anni di lavoro.
" Faccio l'onda d'urto che mi rompe la calcificazione" mi sono sentita spesso dire. Come se il macchinario per le onde d'urto fosse una specie di piccone con cui prendere a picconate, per l'appunto, questi depositi di calcio. Forse è il rumore, o il fastidio o il dolore che il/la paziente prova durante la terapia che lo/la porta a pensare questo? Non saprei, sta di fatto che le cose non stanno proprio così.

Negli anni sono stati condotti alcuni studi scientifici con l'obiettivo di dimostrare o meno l'efficacia delle onde d'urto, ma non è quello su cui mi soffermerò oggi. Ciò che mi interessa oggi è spiegare cosa realmente avviene ad una calcificazione quando viene fatta l'onda d'urto e per fare questo ho deciso di riportare ciò che dice una revisione sistematica del 2012 di Ching-Jen Wang , pubblicata nel Journal of Orthopaedic Surgery and Research .
Questo fraintendimento, o falsa credenza, potrebbe nascere dal fatto che anche in urologia vengono utilizzate le onde d'urto ( litotrissia ) e in questo ambito l'azione che l'onda d'urto svolge è realmente di andare a frammentare, disintegrare i calcoli renali. Cosa che invece non avviene in ambito ortopedico, dove l'onda d'urto viene utilizzata per favorire la riparazione e rigenerazione dei tessuti, attraverso una stimolazione a livello microscopico dell'ambiente interstiziale ed extracellulare del tessuto stesso (meccano-trasduzione). Questo fa si che si inneschi una risposta biologica di neo-vascolarizzazione e di risposta infiammatoria controllata.
Questa risposta infiammatoria controllata attrae cellule fagocitarie, i cosiddetti macrofagi che, con la loro azione sulla calcificazione, ne favoriscono semplicemente il riassorbimento. Si è visto inoltre che questa eliminazione di calcio non crea a lungo termine danni permanenti a tessuti e osso. Motivo per il quale il maggiore impiego dell'onda d'urto in ambito ortopedico non è solamente nelle tendiniti da sovraccarico legate principalmente allo sport, ma anche nel trattamento della mancata consolidazione delle fratture degli arti lunghi, nella necrosi avascolare della testa del femore e anche nelle ulcere diabetiche e nelle malattie cardiache ischemiche.
Quindi, la prossima volta che vi sottoporrete ad una seduta di onda d'urto, che sia ad un piede o ad una spalla o ad un gomito, sappiate che la vostra calcificazione non è morta da eroe sotto i colpi di un piccone, ma si è liquefatta come un ghiacciolo sotto il sole caldo di agosto. Nessun trauma, nessuna maceria da raccogliere, solo tanta neo-vascolarizzazione e un pò di sano lavoro di squadra cellulare.
Note bibliografiche
Ching-Jen Wang, " Extracorporeal shockwave therapy in muscoloskeletal disorders ", anno 2012;
Immagine creata con il contributo dell'IA;

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