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" Sciolta come neve al sole : Storia di una calcificazione che credeva di finire a picconate "

13 ott
Tempo di lettura: 2 min

Questo articolo nasce dalla voglia di sfatare una credenza che ho riscontrato in molti pazienti durante gli anni di lavoro.

" Faccio l'onda d'urto che mi rompe la calcificazione" mi sono sentita spesso dire. Come se il macchinario per le onde d'urto fosse una specie di piccone con cui prendere a picconate, per l'appunto, questi depositi di calcio. Forse è il rumore, o il fastidio o il dolore che il/la paziente prova durante la terapia che lo/la porta a pensare questo? Non saprei, sta di fatto che le cose non stanno proprio così.

Illustrazione ironica fumettistica creata da Dott.ssa Jessica Orio
Illustrazione ironica fumettistica creata da Dott.ssa Jessica Orio

Negli anni sono stati condotti alcuni studi scientifici con l'obiettivo di dimostrare o meno l'efficacia delle onde d'urto, ma non è quello su cui mi soffermerò oggi. Ciò che mi interessa oggi è spiegare cosa realmente avviene ad una calcificazione quando viene fatta l'onda d'urto e per fare questo ho deciso di riportare ciò che dice una revisione sistematica del 2012 di Ching-Jen Wang , pubblicata nel Journal of Orthopaedic Surgery and Research .

Questo fraintendimento, o falsa credenza, potrebbe nascere dal fatto che anche in urologia vengono utilizzate le onde d'urto ( litotrissia ) e in questo ambito l'azione che l'onda d'urto svolge è realmente di andare a frammentare, disintegrare i calcoli renali. Cosa che invece non avviene in ambito ortopedico, dove l'onda d'urto viene utilizzata per favorire la riparazione e rigenerazione dei tessuti, attraverso una stimolazione a livello microscopico dell'ambiente interstiziale ed extracellulare del tessuto stesso (meccano-trasduzione). Questo fa si che si inneschi una risposta biologica di neo-vascolarizzazione e di risposta infiammatoria controllata.

Questa risposta infiammatoria controllata attrae cellule fagocitarie, i cosiddetti macrofagi che, con la loro azione sulla calcificazione, ne favoriscono semplicemente il riassorbimento. Si è visto inoltre che questa eliminazione di calcio non crea a lungo termine danni permanenti a tessuti e osso. Motivo per il quale il maggiore impiego dell'onda d'urto in ambito ortopedico non è solamente nelle tendiniti da sovraccarico legate principalmente allo sport, ma anche nel trattamento della mancata consolidazione delle fratture degli arti lunghi, nella necrosi avascolare della testa del femore e anche nelle ulcere diabetiche e nelle malattie cardiache ischemiche.

Quindi, la prossima volta che vi sottoporrete ad una seduta di onda d'urto, che sia ad un piede o ad una spalla o ad un gomito, sappiate che la vostra calcificazione non è morta da eroe sotto i colpi di un piccone, ma si è liquefatta come un ghiacciolo sotto il sole caldo di agosto. Nessun trauma, nessuna maceria da raccogliere, solo tanta neo-vascolarizzazione e un pò di sano lavoro di squadra cellulare.


Note bibliografiche


  • Ching-Jen Wang, " Extracorporeal shockwave therapy in muscoloskeletal disorders ", anno 2012;

  • Immagine creata con il contributo dell'IA;


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